Il Grande Inganno del "Progresso": Perché l'addio ai dischi di Sony è una trappola per i videogiocatori

Con un annuncio shock, PlayStation fissa la data di scadenza dei supporti fisici. Una mossa spacciata per "evoluzione", ma che puzza di monopolio e controllo totale sui nostri portafogli. Ecco perché non possiamo stare a guardare.

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Alla fine, hanno gettato la maschera. Sony ha ufficializzato quello che molti di noi temevano, ma che speravamo rimanesse uno scenario distopico lontano: a partire da gennaio 2028, non verranno più prodotti dischi fisici per i nuovi giochi PlayStation. Le custodie che troveremo nei negozi? Pezzi di plastica vuoti con dentro un foglietto e un codice da riscattare. Fine dei giochi. Fine dell'era del possesso.

La narrazione aziendale è la solita, infiocchettata con il marketing del "ce lo chiede il mercato" e "ci adattiamo alle preferenze dei consumatori". Ma non giriamoci intorno: questa non è un'evoluzione naturale. È un'esecuzione programmata.

Quando compri un gioco in digitale, non lo possiedi. Stai pagando (spesso 80 euro fischianti) per una licenza d'uso revocabile. Significa che se domani Sony decide di chiudere un server — come sta drammaticamente già facendo con i negozi digitali di PS3 e PS Vita — o se un accordo di licenza scade, quel gioco sparisce. E tu non puoi farci niente. Il disco fisso era la nostra polizza assicurativa: finché hai il pezzo di plastica e una console funzionante, quel pezzo di storia del medium è tuo. Dal 2028, sarà tutto legato al filo di un server e ai capricci di un'unica azienda.

C'è poi una spietata questione economica. Uccidere il supporto fisico significa tre cose:

  1. Azzerare il mercato dell'usato: Non potrai più prestare un gioco a un amico, non potrai rivenderlo per ammortizzare i costi, né comprare titoli usati a metà prezzo.

  2. Monopolio assoluto dei prezzi: Senza la concorrenza dei negozi fisici (Amazon, catene di elettronica, negozietti di quartiere), l'unico posto dove comprare sarà il PlayStation Store. Se Sony decide che un gioco di tre anni fa deve costare ancora 79€, indovina? Lo pagherai 79€.

  3. Un colpo mortale alla preservazione e ai negozi: Intere catene, distributori e piccoli rivenditori che campano di passamano e collezionismo verranno spazzati via in nome dei margini di profitto dei piani alti di Tokyo.

Non è un caso che questa mossa arrivi quasi in contemporanea con la conferma che Grand Theft Auto VI non avrà un disco nella confezione standard. I colossi dell'industria si stanno muovendo compatti verso un futuro in cui "non possiederai nulla e sarai felice".

Noi, però, non siamo felici. La petizione dei giocatori sta già raccogliendo centinaia di migliaia di firme, a dimostrazione che la community non è così addormentata come i manager pensano. Non si tratta di essere nostalgici del profumo della plastica nuova; si tratta di difendere il diritto di proprietà, la libertà di scelta e la memoria storica del videogioco. Se accettiamo passivamente questo dictat, stiamo ufficialmente firmando la resa del consumatore. Pensateci bene prima di vendere la vostra libreria.

Argomenti: #PlayStation #Sony

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